sabato 31 ottobre 2015
Notte
Notte oscura e fredda,
senza luna e stelle,
stanco é un’amore,
che non sente
il profumo di un fiore,
privo di gioia
il sentimento,
senza speranza
la mente.
stanca é la vita
della madre,
che inerte giace
e la fine attende.
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Graziella Torboli
31 ottobre 2015
venerdì 23 ottobre 2015
domenica 11 ottobre 2015
illusione
Credere di sapere cosa pensa un’altro,
é come credere di sapere.. di sapere.
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Graziella Torboli
11 ottobre 2015
giovedì 24 settembre 2015
l' aviditá
L’ aviditá
Buon giorno!
Da ieri sera i miei pensieri sono occupati dalla parola „ aviditá „.
Mi sto chiedendo, perché noi, esseri umani, siamo diventati tanto avidi.
La nostra aviditá, non solo danneggia le vite umane ma anche il nostro pianeta.
Nessun animale é avido e noi li chiamiamo „ speci o sottospeci“. Noi non ci sentiamo una specie, ma un essere superiore a tutte le altre.
Ma se veramente siamo un essere superiore, perché siamo ciechi davanti ad una evidenza cosí comune?
Cosí chiara ? È l’ aviditá che ci accieca?
Abbiamo permesso al denaro di superare il valore di ogni etica. Gran parte dell' opinione pubblica é del parere che... „Tutto é permesso quando c’é profitto „ .
La nostra vita , si é trasformata o si sta trasformando, in una corsa al denaro.
È questa la nostra vita?
°°°°°
Graziella Torboli
Settembre 2015
domenica 6 settembre 2015
la festa granda
La festa granda
Nel paese dove abito, la gente ama festeggiare.
Durante tutto l’anno, una sagra segue l’altra. La sagra di s. Giovanni dura tre giorni perché é il patrono del paese. Le sagre dedicate al cibo sono tante perché in questo paese e in questa regione il cibo ha un’importanza capitale. La sagra dei tortelli, del salame, della polenta e cotechino, della cioccolatta, del vino e altre ancora. A tutte le sagre mi canta e si balla.
Al centro del paese si trova il corso. A metá del corso si apre una grande piazza dove troneggia il palazzo del municipio. Mi sorprende non ci sia una fontana zampillante. Non c’è altro da elencare di questo paese, oltre al corso solo stradine, case, negozietti, niente di veramente interessante. Il corso é il centro di tutti gli eventi.
Mi sono chiesta spesso, perché mai mi piaccia stare in questo paese. Ho trovato una risposta.
Mi piacciono le persone che ci abitano. Quando vado in paese respiro qualcosa come ottimismo e leggerezza. Non so spiegare la ragione, é cosí.
Alcuni giorni orsono, ho notato con stupore che tutte le strade e viuzze e naturalmente, il corso, erano state addobbate con tante bandiere tricolore. Incuriosita, ho chiesto ai miei vicini ed ho appreso che domenica ci sarebbe stata una grande manifestazione.
„ la festa degli alpini“ Il centenario 1915 - 2015. „La festa granda“.Tutti gli alpini della regione Emilia Romagna avrebbero partecipato all’evento.
Nei due giorni antecedenti, erano state chiuse al traffico alcune strade, compreso il corso, per lavori di allestimento.
In cinque anni ho giá visto tre manifestazioni dedicate agli alpini.
Alle dieci di domenica mattina mi sono incamminata verso il centro. Ovunque si fosse, ci seguiva la voce altisonante di un oratore che raccontava la storia degli alpini e delle due grandi guerre. In tutto il centro erano stati installati degli altoparlanti.
Non mi sento molto attratta dalla folla e la evito volentieri, ma la festa degli alpini mi interessava e speravo di sentire cantare il coro. La canzone: „Signore delle cime“ é la preghiera dell’alpino ed é una canzone che conosco bene e solo al pensiero mi emoziona.
Arrivai giusto in tempo per vedere la grande sfilata con centinaia di alpini, di bandiere, gip militari e tre muli sellati. La banda suonava e gli alpini, con i loro cappelli verdi e la penna ritta, marciavano verso il municipio. La piazza era colma di gente e tutti applaudivano.
Aspettavo pazientemente che il coro si esibisse. Mi subii tutti i discorsi delle aurotitá. Nella piazza faceva molto caldo ed il sole mi scottava in testa.
Ad un tratto vidi salire il coro sul palco. Felice mi misi in ascolto.
Con mia grande delusione venne annunciata la s. Messa ed il coro inizió un canto liturgico.
Ma perché non cantano le canzoni della montagna? Questa domanda la feci solo a me e non ebbi risposta.
Triste, mi incamminai verso casa e passando dal fornaio, comperai del pane.
°°°°°
Graziella Torboli
6 settembre 2015
venerdì 4 settembre 2015
sul rancore
sul rancore
Come superare il rancore per qualcuno?
Non é un’atto facile ma senz’altro liberatorio.
Durante la nostra vita accumuliamo molti rancori per situazioni passate, per sofferenze subite consciamente o inconsciamente..
Non ho intenzione di parlare dell’infanzia anche se, farne un breve accenno é inevitabile dato che la nostra infanzia é la fonte di inconsci rancori. Ma se noi pensiamo che tutti i nostri problemi derivino dall’infanzia tanto vale smettere di discutere e rassegnarci al nostro infelice destino.
Tuttavia io non intendo parlare di rancori inconsci, bensí di quelli consci.
Viviamo in un mondo farcito con conflitti di ogni genere. Invidie, soprusi, aviditá e competizione..
Tutti questi conflitti provocano delle palesi conseguenze.
Ma la conseguenza piú grave é il rancore. Contro chi sentiamo rancore? Contro di noi o contro gli altri? Questo punto dobbiamo chiarirlo nel nostro cuore.
Sentiamo rancore verso gli altri quando subiamo un torto, ma manteniamo il rancore dentro di noi quando non riusciamo a reagire in modo adeguato.
Vivere con il rancore nel cuore, é come vivere con il sole oscurato da una nuvola nera.
Penso, non piaccia a nessuno.
A parer mio, il rancore per una persona che ci ha fatto un torto, o con la quale abbiamo avuto uno diverbio, é ammettere consapevolmente di aver partecipato in ugual misura alla nascita del conflitto, perché non sorge nessun conflitto da una persona singola.
Il fatto di riconoscere la nostra partecipazione al conflitto, ci da inoltre modo di non sentirci vittime indifese, sempre che non ci teniamo ad esserlo.
Per individuare la nostra complicitá nel conflitto, é indispensabile armarci di luciditá mentale e autostima. E´indubbio, che grazie a questa riflessione , potremo vivere meglio con noi stessi e con gli altri.
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Graziella Torboli
Settembre 2015
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domenica 9 agosto 2015
il cartone colorato
Un giorno ebbi l’idea di mettere ordine in cantina.
Da tempo accumulavo vecchie cose e giú, c’era un pò di disordine. Mi misi subito al lavoro.
Aprii vecchi cartoni per vedere quello che contenevano. Foto, giocattoli, libri, dischi, computer, anche un televisore.
Continuai per un pó ad accatastare in ordine di contenuto i cartoni ed intanto pensavo a cosa farmene di tutte quelle cose. Regalarle? Buttarle?
Lavoravo spedita ma all’erta, per schivare i grossi ragni che disturbavo col mio trambusto. Non che avessi paura di loro ma mi impressionavano un poco.
Ad un tratto, mi imbattei in un cartone che mi era sconosciuto. Stava in un angolo della cantina nascosto da altri cartoni. Al contrario degli altri, che erano di colore marrone, lui era colorato, aveva i colori dell’arcobaleno.
Per toglierlo dal suo angolo dovetti prima, con riluttanza, ripulirlo da tutte le ragnatele che lo ricoprivano.
Ero molto incuriosita di vedere il suo contenuto.
Lo aprii. Subito mi avvolse un profumo conosciuto, di vecchi tempi, di primavere dimenticate. Guardai il contenuto e vidi molte vecchie lettere e immagini sbiadite.
Rovistai fra le lettere, lessi quá e lá. Tutte erano scritte da me, ed erano per me.
Non ricordavo d’aver mai scritto quelle lettere ma erano lí davanti ai miei occhi, non potevo ignorarle.
Chi altri avrebbe potuto conservarle all’infuori di me stessa ?
Decisi di leggerele per capire.
Il tempo si fermó. Mi immersi nelle mille parole scritte da me, nelle perfette descrizioni delle mie paure, insicurezze, sofferenze. Della mia solitudine.
Risentii la voce di mia madre che urlava le sue idee ed i suoi moralismi, mentre io non riuscivo mai a contraddirla. Mi apparvero i suoi occhi verdi che tanto temevo.
Per un attimo, sentii il profumo dell’ acqua di selva che mio padre ogni mattina, mettendone qualche goccia sul suo fazzoletto lo passava poi sulle guance rasate di fresco. Come mi piaceva l’odore di mio padre.
Vidi il mio amato lago, sentii il suo odore di acqua cristallina e alghe, sentii lo scrosciare delle sue onde quando si infrangevano sui massi della riva. Vidi la grande montagna, mia amica e protettrice. Vidi una bimba che in estate ricamava seduta sotto l'ombra di un grande melo. Quanti profumi, quanti ricordi.
Ad un tratto, come mi risvegliassi da un sogno, mi trovai seduta a terra con decine e decine di vecchie lettere sparse intorno a me. Mi bruciavano gli occhi e la voglia di piangere mi serrava la gola.
Mi chiesi: a che serve conservare questo cartone pieno di ricordi ? Perché era finito in quell’angolo buio e remoto? Perché l’avevo rimosso?
Rimasi seduta a pensare. Vecchie immagini di vita passata volteggiavano intorno a me come tanti fantasmi. Il cartone non emanava piú l’odore conosciuto ma odore di polvere e muffa. La magia del passato, del ricordo, era svanita.
Uscii dal buio della cantina e andai in giardino. Il sole era alto nel cielo, le rose fiorivano e sul fico, cinguettavano gli uccelli. Il mio sguardo si volse al cielo azzurro. Mi venne voglia di volare.
Tornai in cantina, presi il cartone, lo portai fuori e lo adagiai sul prato. Lo aprii. Il sole invase il contenuto, la brezza mise i fogli in movimento.
Poi, come per incanto, vidi poco a poco, sparire ogni cosa, cartone e contenuto.
Rimasi allibita a guardare il cielo e pensai:
Il mio passato ha trovato la libertá ed é svanito nello spazio, io sono qui, nel mio presente.
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Graziella Torboli 2015
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