venerdì 28 novembre 2014

buon giorno !!

Alle ore 5 di questa mattina, il mio sonno é stato interrotto da una lite feroce di due gatti sotto la mia finestra.
Mi sono alzata, ormai non riuscivo piú a dormire. Dopo aver sorbito il mio adorato caffé ho fatto esercizi di matematica.
La matematica mi mette di buon umore e dopo due ore di calcoli algebrici mi sono sentita cosí soddifatta da dimenticare perfino la pioggia che da giorni mi opprime con il suo ininterrotto ticchettio.
Sono annoiata da questo tempo grigio e umido, ho tanta voglia di sole.
La matematica mi ha regalato un raggio di sole.
Buon giorno a noi tutti.

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Graziella Torboli
novembre 2014


giovedì 20 novembre 2014

ancora una favola....



Il mare, il sole, il vento.

Un raggio di sole ancora insonnolito, si alzó lentamente all´orrizzonte.
Illuminó lievemente il cielo e si posó sul mare che subito esclamó, - Oh, come sei caldo e morbido, ho avuto un po di freddo questa notte e mi sentivo solo-. Il raggio di sole chiamó ad uno ad uno tutti gli altri raggi ed insieme si posarono sul mare.
Il mare brilló di gioia e di piacere, ringrazió i raggi del sole e rimase quieto a godersi il loro calore. Brillava il mare, come fosse cosparso di brillanti, diventando sempre piú azzurro e vivace.
A poco a poco  i raggi del sole presero a scendere nel profondo del mare ed il loro calore sveglió le alghe e tutti i pesci intorno. Tutto si mise in movimento. Pesci piccoli, pesci grandi di tutte le forme e colori  salutarono il sole uscendo dai loro nascondigli .
Le piante marine scrollarono le loro verdi chiome e salutarono il sole.
Il mare era felice. La vita pulsava dentro di lui . Aveva voglia di giocare, correre, saltare, fare capriole e scoprire cose nuove. Il mare era anche molto curioso e voleva sempre sapere ogni cosa.
Ogni giorno chiamava il vento, suo compagno di giochi e suo migliore amico, ed insieme ne combinavano di tutti i colori.
Pure al vento piaceva molto giocare con il mare perché era morbido e spumeggiante.
Come si divertiva il vento, quando riusciva a formare le grandi onde ed a farle infrangere schiumeggianti contro scogli o spiagge. Come si divertiva il mare, quando scopriva nuovi paesi e nuovi paesaggi. Spesso non resisteva alla tentazione di portarsi vie qualche ricordo che poi, o lo lasciava galleggiare o lo lasciava andare a fondo per far giocare i pesci .
Dopo tante scorribande il vento e il mare  esausti  si mettevano a riposo. L´uno, lasciandosi dondolare sul morbido mare, l‘altro, lasciandosi abbracciare dal sole.
La sera il mare si metteva tranquillo perché anche il vento ormai spossato se ne andava a riposare sulla grande montagna.
Rimasto solo, il mare ancora tiepido da tutto il calore avuto dal sole si accomodava nel suo grande letto ad aspettare la notte. I suoi grandi occhi azzurri rivolti verso il cielo, aspettava con ansia che il sole accendesse la luna per poter finalmente sentirla cantare le canzoni della notte.- Oh! come e´bello sentir cantare la luna !-  Esclamava il mare.
Poco dopo si addormentava felice.

Accadde che un mattino, il mare svegliandosi sentí un freddo insolito. - Gli venne da fare - Brrr  - e disse - che cosa succede?- Guardó in alto e vide il cielo coperto da grandi nuvoloni neri.
- Oggi niente sole - si disse - ma fra poco verrá il mio amico vento e gli faró spazzare il cielo.
Aspettó per quel giorno, aspettó ancora per tanti giorni, ma il suo amico vento non venne. - Dove sará mai ?- si chiedeva il mare sempre piú preoccupato, scrutando i dintorni.
Il mare diventava ogni giorno piú triste. Anche il suo colore non era piú azzurro ma grigio chiaro e grigio scuro. Il mare si sentiva brutto, triste ed aveva sempre piú freddo.
Anche i delfini e le balene non giocavano piú. Anche loro avevano freddo ed erano tristi. Le alghe stavano cosí immobili sul fondo del mare da sembrare dei fantasmi  ed i fiori marini tenevano le corolle chiuse e chinate verso terra. I pesci grandi e piccoli nuotavano lentamente o si adagiavano sul fondo del mare.
Oh ! che tristezza - ripeteva il mare guardando dentro di sé .
I grandi nuvoloni guardavano minacciosi il mare e divantavano sempre piu´densi e neri.
Un grande gabbiano volando sul mare sentí un lungo gemito. Prima si spaventó poi si incuriosí ed aguzzó le orecchie. - C‘équalcuno che sta male?- chiese con voce ansiosa.
Io sto male - disse il mare , mi puoi aiutare?- Il gabbiano del tutto sbalordito guardó il mare e chiese -  Ho propirio capito bene?- Purtroppo si -  rispose il mare.
Fu cosí che il mare raccontó l´accaduto e la causa di tutta la sua tristezza.
Racconto che il suo amico vento lo aveva abbandonato,  che le nuvole tenevano lontano il sole e che tutti avevano freddo.
Il  gabbiano ascoltó assorto e poi disse - No, caro mare, il vento non ti ha abbandonato, io só dove si trova. Me l´ha detto la grande aquila.
-Dimmi, dimmi, dove si trova il vento, ho bisogno di lui- esclamó il mare con grande ansia.  Il gabbiano si affrettó a raccontare quanto sapeva e disse - Il vento é stato catturato dal vecchio vulcano che abita sulla grande montagna. Il vecchio vulcano lo costringe a soffiare sul suo fuoco perché lui é vecchio e non ha piú la forza di far fiammeggiare il suo cratere.- Il mare fu sconvolto da questo racconto ed esclamó  - non ci posso credere- non ci posso credere -  continuó a ripetere per un pó di tempo.

Il gabbiano vedendo il mare cosí disperato e triste, divenne triste pure lui.
Dopo un lungo silenzio il mare disse al gabbiano - non dobbiamo scoraggiarci, dobbiamo trovare und soluzione, ora che sappiamo, dove si trova il vento.-
Ad und tratto il mare esclamó - Ho trovato ! - e grido´cosí forte che il gabbiano si spaventó e cadde all´indietro. - Che cosa hai trovato ? chiese il gabbiano rialzandosi  - ho trovato il modo per liberare il vento.- disse il mare. E come?- chiese il gabbiano.

Con l´aiuto di mia sorella sorgente. Lei abita sulla grande montagna e ci vediamo tutti i giorni. Lei che sta sulla montagna andrá dal vecchio Vulcano, trasformerá il cratere in un laghetto e cosí il Vulcano non avrá piú bisogno del vento e lo lascierá libero.
E cosí fu fatto.
La sorgente fu ben felice di aiutare il mare, e prese subito a scorrere attraverso le infinite caverne, canali e canaletti della grande montagna finché giunse scrosciante nel vulcano. Lui, prima si spaventó , poi si arrabbió e tentó di lottare mandando contro la sorgente le sue piú grandi fiamme,  ma alla fine cedde e lasció la sorgente padrona del cratere che in breve tempo diventó un grande lago azzurro.

Il vento ormai libero ma ancora intorpidito dalla lunga prigionia rimase fermo sulla montagna guardandosi intorno. Fu cosí che rivide il mare e vide quant´era triste. Il vento guardó il cielo e vide i minacciosi nuvoloni neri. Ho! che disastro - esclamó il vento alzandosi velocemente e dirigendosi soffiando verso cielo.
Si udí l´urlo di gioia del mare, si udirono i forti sibili di rabbia che il vento soffiava verso i nuvoloni, si udirono i grandi tonfi ed i lamenti dei nuvoloni, che cercando di scappare dalla furia del vento si urtavano l‘un l´altro ferendosi a vicenda.
Quando l´ultimo nuvolone fu sparito, il sole fece splendere i suoi piú caldi raggi sul mare ed il loro calore penetró in un baleno nelle acque piú profonde riportando la luce e la gioia di vivere a tutti gli animali, alle piante, e dipinse il mare di mille colori.
La vita nel mare si mise in movimento, sembrava una grande festa da ballo anche se non c´era la musica...... o forse c´era la musica?
Il vento lo sá, ma lo tiene segreto.


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Graziella Torboli
2005

sabato 15 novembre 2014

Autunno



Autunno 

Piove molto, da giorni prevale il maltempo.
L’autunno é in parte privato della sua bellezza. Il forte vento ha fatto cadere anzitempo gran parte delle foglie e solo pochi alberi sfoggiano i loro colori. Nei prati e nei giardini, le foglie giaciono sotto gli alberi in forma circolare, foglie gialle, rosse, arancione, marrone e verdi. Cerchi colorati, su prati verdi. L’albero in mezzo al cerchio é spoglio, sembra triste.
Osservo gli alberi spogli, il tronco, i rami, la struttura. E` affascinante come ogni pianta con le sue forme parla di sé.
Sono certa che esistono piante felici e piante infelici.
E´mattina.
Fuori tira un forte vento, non promette bel tempo.
Sento gracchiare i corvi, annuncio di pioggia.
Oggi dovró rinunciare alla mia passeggiata.


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Graziella Torboli
15 nov. 2014

domenica 9 novembre 2014

Ètienne de la Boétie




Un brano tratto dal libro „ Discorso della servitú volontaria „.

.........Se esistesse un paese, come narra Omero die Cimmeri, dove il sole si mostra diversamente che a noi, e dopo avere illuminato per sei mesi di continuo i suoi abitanti, li lascia a dormire nell’oscuritá senza rendergli piú visita per l’altra metá dell’anno, ci si stupirebbe se i nati in questa lunga notte, non avendo mai sentito parlare del chiarore, non avendo mai visto il giorno, si abituassero alle tenebre in cui sono nati, senza piú desiderare la luce? Mai si piange quel che mai si é avuto;
il rimpianto sopraggiunge solo dopo il piacere, e insieme alla conoscenza del male si dá sempre il ricordo della gioia passata. La natura dell’uomo é certo quella di essere libero dalla servitú e di volerlo; ma per natura egli mantiene anche la piega che l’educazione e il nutrimento gli imprimono.
Diciamo dunque che per l’uomo diventano naturali tutte le cose di cui si nutre e a cui si abitua;  ma che gli é innato soltanto ció a cui lo chiama la sua natura semplice e non alterata; la prima ragione della servitú volontaria é dunque l’abitudine.
Proprio come accade ai migliori cavalli da battaglia, che all’inizio mordono il freno e poi ci prendono gusto, che prima recalcitrano sotto la sella, poi invece si addobbano di finimenti e, tutti fieri, si pavoneggiano nella loro bordatura. Cosí gli uomini dicono di essere stati sempre sottomessi, perché cosí hanno vissuto i loro padri; pensano di essere tenuti a sopportare il male, se ne convincono a forza di esempi, e gettano loro stessi, con il passare del tempo, le fondamenta del potere di chi li tiranneggia.
Ma loscorrere degli anni, in veritá, non conferisce a nessuno di fare del male, aggrava semmai l’ingiustizia. Cosí c’é sempre qualcuno, nato meglio degli altri, che sente il peso del giogo e non puó fare a meno di scuoterlo; che non si lascia mai addomesticare dalla sottomissione e che, come Ulisse, che per mare e per terra sempre cercava di scorgere il fumo del suo focolare, non puó mai trattenersi dal pensare ai suoi privilegi naturali, dal ricordarsi dei suoi precursori e della loro condizione.
Sono spesso e volentieri individui del genere, dalla mente lucida e dallo spirito chiaroveggente, che non si accontentano come fa il grosso della plebe, di guardare solo quel che sta davanti alla punta dei loro piedi. Pensano invece a quanto sta dietro e davanti, ricordano le cose passate per giudicare quelle del tempo a venire e trovare la misura di quelle presenti; sono quelli che, avendo giá di per sé una bella testa, l’hanno ulteriormente affinata con lo studio e la cultura.
Costoro, quand’anche la libertá fosse per intero perduta e scacciata dal mondo, riuscirebbero a immaginarla e a sentirla nella loro mente, ad assaporarla ancora; la servitú non é mai di loro gusto, per bene che la si addobbi..................



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Étienne de la Boétie
( 1530 – 1563)

domenica 2 novembre 2014

Bumerang



 Una frase che mi ha dato da pensare:

„Non mentiamo mai a qualcuno piú che a noi stessi.“

Sembra una frase fatta, una frase banale , ma non lo é.
In questa frase c’è una forma di giustizia  con effetto causale che mi soddisfa alquanto.
La menzogna fa male a chi la deve subire,  ma fa piú male a chi la sostiene.

Mentire ad altri é mentire a se stessi. È come lanciare un Bumerang o sputare contro vento. La menzogna, ritorna da dove proviene.

Chi mente pensa di guadagnare qualche cosa invece perde, perché  tradisce se stesso.
Mentento, nasconde la sua veritá, la sua realtá.

Mentire é voler vivere una realtá diversa da quella in cui siamo. Perché?
Perché ci nascondiamo anziché godere della libertá di essere?

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Graziella Torboli
Novembre 2014

martedì 14 ottobre 2014

MIRA.vier




Ho avuto il piacere di partecipare a questa Prima a Colonia in germania.
E' stato uno spettacolo avvincente ed emozionante.

G.T. ottobre 2014

 

sabato 27 settembre 2014

Noi,donne


Noi, donne

Parlare di noi donne é un’arduo compito.
Da tempo porto in me questo desiderio ma non riuscivo a decidermi di farlo. Paura? Paura di essere ingiusta? Di essere fraintesa? Paura di non tenere in considerazione l’epoca in cui viviamo?
Ció che mi ha fatto decidere é, che non ho piú voglia di stare a guardare come  sta tragicamente cambiando l’opinione pubblica sull’ educazione dei figli e, di conseguenza, l’aumento dell’insicurezza nei giovani.

Parlare di noi donne, di noi mamme.
La differenza fra queste due é che una vuole realizzarsi con la carriera e  l’altra crede di non potersi realizzare accudendo i figli.
Colei che vuole realizzarsi con la carriera ha seguito degli studi in merito éd é preparata per compiere il suo lavoro.
Ora mi chiedo: quale preparazione ha colei che fará la mamma?
Sembra una domanda sciocca ma é ben lungi da esserlo.
Da quando la nostra societá ha isolato le famiglie e da quando la nostra societá ha valutato il lavoro di mamma sostituibile da ogni istituzine o persona, non c’é da meravigliarsi che ci siano sempre meno donne disposte ad essere mamme e disposte ad accudire la famiglia a tempo pieno.
La mamma di oggi é una donna insicura perché non sa come educare i figli. Non ha la conoscenza.
I vecchi schemi sono stati aboliti. Ma i nuovi quali sono?
Ci sono molti libri, giornali, trasmissioni TV che insegnano innumerevoli teorie.
Ma come scegliere quella giusta?
E quando abbiamo scelto come vogliamo applicarla al nostro bambino?
Sarebbe utile che come i maschi fanno il servizio militare o sociale,  noi donne  fare una scuola di apprendimento sulla maternitá,  pedagogia, e sociologia.
Per esempio : che responsabilitá comprende avere un figlio?
Di cosa necessita un bambino per crescere in armonia?
Quale importanza ha la presenza della mamma ?
Cosa succede a noi donne quando diventiamo mamme?
Non voglio allungare la lista perché mi sembra che l’essenziale sia stato detto.
Sta di fatto che questa idea non verrá mai presa in considerazione, non nella nostra societá perché e´molto scomoda e poi, parlando ironicamente: avere bambini non é certo una cosa nuova.....
Parlare di bambini é un tema ingrato perché é sempre legato a dei cambiamenti, di forma sociale e materiale. Ma anche perché i bambini non vengono considerati seriamente e, di conseguenza non vengono protetti dalla nostra societá.
Quando peró si parla di giovani drogati, criminali o psicopatici, allora lo Stato interviene perché deve sostenere le spese materiali e fare le sue buie statistiche.

Quello che mi sta piú a cuore é la famiglia.
L’educazione dei bambini nell’ambiente famigliare.
Un bambino, almeno fino ai tre anni di vita ha bisogno costante della mamma. Questa presenza serve a lei per conoscere il bambino, ed a lui, per conoscere la mamma.
La presenza della madre infonde sicurezza nella vita del bambino dove tutto é nuovo e da conoscere.
Nella continuitá del giorno dopo giorno, che spesso viene definita noiosa, vien costruito un rapporto fra mamma e figlio.
Il bambino si sente protetto e amato. Amore e presenza, sono le  vitamine indispensabili per la crescita del bambino.
Questo tempo dovremmo viverlo intensamente e con tutta la nostra consapevolezza per scoprire quant’é stupendo crescere un bambino.

Cosa hanno di speciale tutte le altre professioni per farcele invidiare? Niente di niente. La differenza é solo materiale perché le mamme non guadagnano denaro.
Il lavoro di „mamma“ é un lavoro di grande responsabilitá.
Accudire i figli anno dopo anno, soffrire e gioire con loro, seguirli nel loro sviluppo e nel loro mondo a noi sconosciuto, non sará facile e solo dopo tanti anni, cioé quando i figli entreranno nella pubertá, potrá avere delle conferme o non conferme sulla riuscita del suo lavoro.
In quale altro lavoro bisogna aspettare tanto ?

Noi donne abbiamo le qualitá adatte a questo lavoro, ma non solo per questo. Non siamo obbligate a essere mamme, ad avere dei figli. E´una nostra scelta, o almeno dovrebbe esserlo.
La natura ci ha dotate di molte qualitá, si puó dire che ha fatto bene i suoi compiti, ma noi, abbiamo fatto bene i nostri?
Con questa domanda alludo a quanta consapevolezza abbiamo impegnato nelle nostre scelte.
Quando scegliamo di avere un figlio, ma vogliamo continuare la nostra carriera, siamo veramente responsabili di ció che facciamo ? O facciamo scelte solo per tradizione?
Non voglio discutere sulle scelte per necessitá.
La nostra societá sottovaluta il lavoro di madre e posso capire che molte di noi soffrano di questa incomprensione.
Ci siamo lasciate influenzare dalla razionalitá di un regime maschile, ci siamo lasciate condizionare da superflui valori materiali, di conseguenza abbiamo riposto nel dimenticatoio, la nostra intuizione, la nostra cretivitá e piú di tutto i nostri veri sentimenti.
Quando una donna dice di essere rimasta incinta e storce il naso come gli fosse capitato un’incidente, mi sorge la domanda:
Con quale spirito, con quale amore incontrerá il suo bambino se a priori l’ha chiamato incidente? Questo caso esprime la completa mancanza di consapevolezza e ovviamente di maturitá.
Aspettare un bimbo é la vita che continua, é un regalo della vita.

Penso che sia di comune conoscenza che le famiglie si stiano sgretolando non di numero ma di sostanza.
Alle famiglie manca la convinzione, la struttura, i rapporti sociali e l’ amore.
Manca il tempo per occuparsi dei figli , dei loro problemi, delle loro insicurezze, delle loro paure. Troppi genitori di oggi sono occupati a lavorare, a guadagnare e a realizzarsi.
I figli vengono scaricati negli asili, nidi, dai nonni o alle bambinaie.
Si fa presto a minimizzare il problema dicendo : „meglio la nonna che una mamma frustrata.“ Questa frase che spesso ho udita, la trovo indegna.

Il problema non vuole essere affrontato e le soluzioni di comodo sono sempre a favore degli adulti.

La donna si é evoluta, ma dove é finita la mamma?
Non ci é permesso di scegliere fra queste due realtá perché le due parti sono una sola. L’una non puó essere senza l’altra.
Perché anche se non abbiamo figli, abbiamo un cuore di mamma.
Ma come far sí che le due parti del nostro cuore possano essere entrambe felici?
Questa é la sfida che la vita ci ha destinato per compensare il privilegio del nostro grembo materno.
Purtroppo questa sfida viene spesso vissuta male. Troppe madri vivono con sensi di colpa anche se si affaticano giorno e notte.
Perché abbiamo tanti sensi di colpa? Di che cosa ci incolpiamo?
I sensi di colpa arrivano quando siamo infelici, quando c’é qualche cosa che non funziona.
Ad esempio, quando la nostra autostima scarseggia.
L’ autostima é legata all’amore di sé. Se non ci amiamo e non ci stimiamo, che amore diamo ai figli?
A parer mio, questa é la fonte dei nostri sensi di colpa.
La storia di noi donne é molto complessa e tutte noi la portiamo appresso.
Nessuno puó capire ció che noi sentiamo e tanto meno i maschi.
Molti di loro scrivono cose su di noi, ma che cosa scrivono?
Ci sará qualcosa di vero ma il piú sono fantasie e supposizioni.

È nostro compito riflettere su ció che siamo. Non ci aiutano i „se“ e i „ma“ dobbiamo imparare ad essere sincere con noi stesse per raggiungere la necessaria chiarezza.
Stiamo rincorrendo il mondo maschile con il voler emergere, far carriera, arricchirsi, competere. Emanciparsi non significa dimenticare la nostra identitá.
Penso che non ci siano glorie e ricchezze che possano compensare lo spaccamento del nostro cuore.
La chiarezza fa pulsare il cuore al momento giusto, fa funzionare la nostra intuizione per capire ció che veramente vogliamo e per essere responsabili delle proprie scelte.
Evolversi non vuol dire impoverirsi, vuol dire arricchirsi di nuovi valori, conoscenze, visioni e consapevolezza.

Permettendo che la „ maternitá“ divenisse una cosa scomoda o il freno alla nostra realizzazione abbiamo sconfinato una parte di noi stesse nello sgabuzzino delle cose vecchie e passate.


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Graziella Torboli
25 settembre 2014