venerdì 25 ottobre 2013

buon pomeriggio

Il cielo é grigio e dá malinconia. L' aria é stagnante, umida, fastidiosa.
Accendo la stufa per sentirmi meglio anche se non fa freddo.
Sto ascoltando un disco  " sonate per pianoforte" di Mozart.
La musica di Mozart é cosí piena di vita e di amore da far sembrare allegro anche il cielo.
Ora incomincio a cucire. Da giorni passo i pomeriggi a cucire dei porta gioielli in stoffa, per mio figlio. Lui crea e vende gioielli.
Cucire é un lavoro molto creativo. Accoppiare colori e stoffe diverse, dare nuove forme e caratteristiche a dei pezzetti di stoffa, che a vederli cosí, sembravano banali.
Quando non scrivo o studio matematica, allora cucio.
Ora peró, devo andare a spaccare un pó di legna sottile perché il fuoco non vuole accendersi.

Buon pomeriggio.

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Graziella Torboli 
25 ottobre2013


sabato 19 ottobre 2013

il cambiamento


Il cambiamento

Da alcuni giorni la mia mente é impegnata con questa parola „ cambiamento“.
Per quanto mi riguarda, ne ho subiti molti, importanti e meno importanti.
Mi piacerebbe tanto riuscire a capire, che cosa comporta dentro di noi, un cambiamento.
Se parto dal punto di vista che noi tutti siamo abitudinari,  il cambiamento ci sottopone ad un conflitto piú o meno grande.
Il cambiamento in sé é una cosa positiva perché é un movimento aldilá del giornaliero.
La vita é in continuo movimento , nulla rimane cosí come é. Tutto si trasforma, cresce, nasce,muore.
Mi chiedo perché, noi cerchiamo di fermare questo movimento nell’inchiodare il corso della nostra vita con le abitudini?
È forse l’abitudine che ci fa temere il cambiamento?
Quí entra in gioco il termine „ sicurezza“.
L’abitudine é la culla della sicurezza.
A questo punto diventa chiaro che un cambiamento mette a dura prova la sicurezza, provocando paura. La paura di ció che non conosciamo. Tale paura, é naturale,  perché ci aiuta a ponderare la situazione ed a difenderci. È come l’atto di un cane che annusa il cibo prima di mangiarlo.
Tutt’altra cosa, quando ci fissiamo sulle nostre abitudini come fossero leggi di vita,  per cosí dire, irremovibili . Di conseguenza, le nostre abitudini non lasciano spazio a cose nuove.
Per esempio, non é facile cambiare tutti i mobili di casa, ma molto piú difficile é riflettere su un nostro comportamento ed ammettere di doverlo cambiare in meglio.
Fuori di noi e dentro di noi, i cambiamenti non ci risparmiano, perché la vita vuole cosí.
Non possiamo fermare questo movimento con le nostre paure. Meglio affrontarlo.


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Graziella Torboli
19 ottobre 2013



giovedì 17 ottobre 2013

la danza del "SI" e del "NO"


La danza del „SI“ e del „NO“

Questa mattina mi é venuta questa frase o meglio questo pensiero.
Il „SI“ e il „NO“ sono le definizioni piú brevi ma cosí determinate da cambiare in bene o in male il corso della nostra vita.
Se non sappiamo usarle in modo adeguato, dobbiamo pagarne le conseguenze.
Sappiamo che dire „SI“ a qualcuno e sempre piú facile che dire „NO“.
Se ci pensiamo bene, quando noi diciamo „SI“ a qualcuno, quasi sempre non siamo sinceri.

Dire di „SI“ é sbrigativo. Ha l’apparenza di facilitare le cose, non ha bisogno di spiegazioni.

Dire „NO“ invece,  necessita di coraggio perché complica quasi sempre le situazioni  facendoci sentire anche in colpa.

Quando dentro di noi urla un „NO“ ma noi rimuovendolo lasciamo uscire dalle nostre labbra un „SI“, ci siamo autocastigati. Non ci siamo presi sul serio.
Parliamo tanto di sinceritá, ma non siamo ancora riusciti ad individuare dentro di noi la vera danza del „SI“ e del „NO“.
Questa danza, nasce dall’uso equilibrato di queste due definizioni, donandoci l’armonia in noi e fuori di noi.

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Graziella Torboli 
Ottobre 2013

domenica 13 ottobre 2013

Il viaggio


Il viaggio

Sabato 21 settembre, mia sorella ed io siamo partite da Verona alla volta di Monaco.
Eravamo molto gasate da questo nostro viaggio e da tutto quello che volevamo vedere.
Dopo Vipiteno, sull’autostrada del Brennero la mia macchina ha avuto un guasto. Aveva fatto un rumore strano e poi non correva piú come prima. Mi sono fermata di lato all’autostrada per pensare al dafarsi. Dopo un pó, ancora incredula, ho riprovato a ripartire ma mi sono dovuta fermare poco dopo. Non mi restava che telefonare al soccorso stradale. Abbiamo atteso un’ora prima che arrivasse . Quando arrivó il meccanico ci tolse l’ultima speranza che fosse una cosa da poco. Ci disse che poteva essere la turbina rotta o la frizione. Noi non sapevamo che cosa fosse una turbina. Il meccanico ci ha fatto salire sul carro attrezzi e caricó la macchina. C’é voluto del tempo prima di arrivare all’officina perché il meccanico doveva caricare ancora una Motocicletta che si trovava non so dove. Sul carro attrezzi non si stava poi male, il meccanico poi, era molto simpatico e ci siamo fatte due belle risate. Con una parte dei nostri bagagli siamo state accompagnate in un albergo al paese vicino.
Il paese si chiamava, Rio di val Pusteria. Mai sentito prima. Un paesino dell’alto Adige nascosto in una grande valle circondata da verdi montagne. Essendo la valle un poco stretta, il paese sembra arrampicarsi sulla lato della montagna. Le casette, tutte ben disposte verso ovest, trionfano con  cascate di gerani che pendono dai loro balconi. Sono bellissimi.
Dopo il primo momento di insicurezza causata dall’imprevisto della macchina, siamo entrate nell’ordine di idee che tutto ha un senso e tutto si puó risolvere. Prendendo il tutto con un pó di filosofia siamo riuscite a divertirci un mondo. Il tempo era bellissimo ed anche il panorama.
Purtroppo quando ho avuto la notizia che la macchina non poteva essere riparata prima di martedí o mercoledí, il mio buon umore si affievolí e si tramutó in Stress. La burocrazia in Italia é molto complessa e le assicurazioni, ne ho due, mi davano continuamente informazioni contradditorie. Altro Stress e mille telefonate.
Altro punto cruciale e stressante, era che dovevo essere a Berlino in tempo per vedere mio figlio prima che partisse per la Cina. Ormai avevamo escluso Dresda e anche Monaco dal nostro programma. Piú i giorni passavano, piú si allontanava anche l’idea di andare a Berlino. Io ero un pó sconsolata. Quel giorno siamo andate in funivia sulla montagna. Era una bellissima giornata. Il cielo era di un azzurro intenso. La valle si estendeva fra catene di alte montagne. In lontananza si intravvedevano le cine frangiate delle Dolomiti. L’inverno,  gli sciatori invadono questa valle, ora splendeva di verdi prati e di mucche scampanellanti al pascolo.
Giorno per giorno cambiavamo le tappe del nostro viaggio. Piú la macchina restava in officina meno tempo ci rimaneva per le nostre tappe.
Mercoledí pomeriggio andammo a prendere la macchina. Ormai avevamo pensato di arrivare fino a Norimberga e poi andare direttamente a Colonia. Mio figlio Thomas non era di questa idea e mi telefonó per dirmi che sarebbe venuto a Norimberga con l’autobus e avrebbe guidato la mia macchina fino a Berlino. Cosí abbiamo fatto.
Due giorni a Berlino non sono molti ma é stato molto interessante specialmente per chi, come me, non c’era mai stata. Abbiamo visitato due Musei e passeggiato per il centro. Berlino é una cittá in costruzione. Stanno fabbricando ovunque, peró é molto bella.
Sabato pomeriggio, Thomas é partito per Pechino. Domenica mattina siamo partite noi per Colonia.
Il viaggio é andato bene anche se in pancia avevo sempre un pó di paura di sentire rumori strani al motore. Il mio Navi mi ha accompagnata per tutto il tragitto ed io lo trovo una grande invenzione.
A Colonia ho potuto abbracciare il mio nipotino di cinque mesi. Un bambino molto bello e simpatico. Sorride sempre. I primi due giorni mi sono occupata di lui e delle mie figlie. Abbiamo fatto delle belle passeggiate nel parco ed in cittá. Poi é arrivato il lavoro. Avevo portato con me la macchina da cucire perché Julia aveva bisogno di Costumi per la sua – Tanz Performance-. Cercammo Modelli e Stoffe. 40 metri di tulle nero e altre stoffe.
Dovevo cucire una gonna fuori misura. Poi, una tuta chiara per un’altra ballerina.
Per quattro  giorni non ho fatto altro che cucire. Il risultato é stato molto soddisfacente e mia figlia era felice.
Dimenticavo il Video. Ho trascorso un pomeriggio dietro una parete trasparente di latex a cucire degli strappi per farli sembrare delle cicatrici. Si dovevano vedere solo le mie mani e la mia ombra. Anche questo video servirá per lo spettacolo.
Gli ultimi due giorni li ho trascorsi seduta sul divano a giocare con mio nipote ed a fare delle piccole compere nel vicino centro.
Giovedí 10 settembre siamo ripartite alla volta del lago di Costanza. Purtroppo quel giorno pioveva ed il lago era avvolto in una fitta nebbia, cosí pure le montagne intorno. Era un pó triste da vedere. Siamo andate subito alla ricerca dei lamponi che volevo comperare. Sapevo che c’era un contadino che coltivava lamponi ma non sapevo di preciso dove fosse. Lo trovammo e comperai una cassetta intera di lamponi.
Il loro profumo ci dilettó per tutto il viaggio di ritorno.
Venerdí mattina siamo partite. Avevo sentito il meteo ed avevo appreso che era caduta un pó di neve. -Speriamo in bene,- pensai,- non ho le gomme da neve.-
Volevo passare dal Bernardino perché conosco la strada e mi piace molto.
Il mio Navi era un pó nervoso perché quando  digito un indirizzo, lui cerca la strada piú breve, non certo quella che piú gli piace. Cosí non badai ai suoi consigli di uscire dall’autostrada. Continuai a guidare verso il Bernardino quando ad un certo punto un avviso in rosso sul cartello stradale mi irritó. „Strada per il Bernardino chiusa“. Alla prima uscita uscii e mi fermai. Cosa facciamo ora? Cercai di programmare il Navi ma lui non ne volle sapere. Si era bloccato. Io ho pensato che forse si é offeso.
Fortuna vuole che mi ero portata una carta stradale.
Presi la via del ritorno per andare a Innsbruck. Una brutta strada che  non volevo fare. Una valle stretta buia e piena di tunnel. Ora c’éra anche la neve. Peró non era neve fresca, per fortuna.
Arrivate a Innsbruck abbiamo trovato la neve... fresca. Nevicava.
Nel frattempo mi sentivo un poco stanca ed anche un pó seccata per via della strada interrotta. Avevo allungato il viaggio di almeno due ore.
Da Innsbruck al Brennero la neve era aumentata e la strada era scivolosa. Come ho giá detto non avevo le gomme da neve ed ero molto preoccupata. C’é da dire che i camion sull’autostrada sono veramente pericolosi. Con un tempo da lupi come in quel momento, visibilitá pochissima, strada stretta per lavori in corso, loro schizzavano via come dei pirati senza regole. La mia tensione era al massimo.
Per fortuna, prima di Vipiteno il tempo é migliorato. Il sole splendeva e le strade erano asciutte.
Siamo arrivate a Verona verso sera e dopo esserci rinfrescate e ripreso fiato, siamo uscite a cena.
Il giorno dopo sono ripartita per Castel san Giovanni. Ora sono a casa. La mia casa.
Ho acceso la stufa e guardo il cielo, é grigio, ma a me sembra di un brillante azzurro.

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G. Torboli 2013






martedì 17 settembre 2013

Partenza...





Sono in procinto di partire con la mia macchina, per un viaggio in Germania.
Penso che il mio giro durerá il minimo di tre settimane.
Con mia sorella, come compagna di viaggio, partiremo da Verona ( dove lei abita) alla volta di Monaco.
Il giorno seguente partiremo per Dresden e visiteremo questa cittá che ancora non conosco.
Poi proseguiremo per Berlino dove potró rivedere mio figlio Thomas.  Anche a Berlino non sono mai stata.
Dopo Berlino partenza per Köln, dove rivedró le mie figlie, Verena e Julia e finalmente rivedró anche il mio nipotino Carlo.
A Köln farò una pausa di alcuni giorni.
Nel ritorno, penso di fare una capatina sul lago di Kostanza perchè  ho vissuto in quei posti per quasi venti anni e mi fa piacere rivederli.
A questo punto dovró decidere, se tornare in Italia , via Lugano o via Monaco.
Perché? Perché mia figlia Monica che vive a Salisburgo ( al momento é in vacanza in Grecia) mi ha pregata di passare da lei.  Non so ancora che cosa decideró. Dipenderá dalla situazione del momento.
Viaggiare con mia sorella é molto divertente, perció spero che il viaggio ci regali molte impressioni piacevoli da portarci a casa come un souvenir.

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G. Torboli
Settembre 2013


martedì 10 settembre 2013

In Toscana





Ho trascorso quattro giorni di vacanza  in Toscana.
Non ho parole per descrivere la gioia provata. È stata la vacanza  piú bella della mia vita.
A Castagneto Carducci, nascosta fra le colline e fronte mare,  si trova la casetta che mi ha ospitata.
Il panorama, come l’ho visto, mi ha lasciata senza fiato. Mi ha messo in stato di „sogno o son desta ?" per tutto il tempo. A mio avviso, non  solo la bellezza  del panorama ma anche la magia del posto, hanno contribuito a questa mia sensazione di felicitá.
Ero sola, nel silenzio vivace  della natura.

Nel silenzio

L’ ultimo raggio di sole
s’attarda all’orizzonte,
rischiara di un lieve  rosato
il mare e il cielo.

La valle s’accende
di piccole luci,
il bosco scompare
in sagome scure.

Il canto dei grilli,
rompe il silenzio,
alcuni pipistrelli
volano a bassa quota.

Il grande pino marino
guarda verso il mare,
avvolto nel buio, riposa
e dona alla notte il suo profumo.

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Graziella Torboli
Settembre 2013 


lunedì 2 settembre 2013

La Paura


La paura


Vorrei provare a definire la „paura“
I sintomi della paura sono innumerevoli come lo sono le sue fonti.
Ognuno di noi porta in se le sue paure. Alcune le conosciamo altre rimangono nel retroscena al buio. Poi ci sono „ le paure delle paure“, che io definisco „ paure alla seconda o al quadrato“.
Chi afferma di non aver paura, a mio avviso si trova appunto nella fase di „ paura alla seconda.
Chi prova „paura alla seconda“ é colui o colei che non accetta  la sua paura ed escogita di tutto per nasconderla. Questa manovra suscita in lui o lei la paura di venir scoperto. Di conseguenza, la paura diventa paura della paura.

Le piú grandi e piú comuni paure sono: la paura di morire e la paura di vivere.
La paura di morire é una paura umana. La consapevolezza  che un giorno cesseremo di essere e diventeremo polvere, ci fa sentire impotenti davanti alla Vita.
È forse questa una ragione che puó far nascere in noi la paura di vivere?
A parer mio, tutte le altre paure derivano dalla mancanza  di amore.
Non voglio discutere di chi ha avuto di piú o di meno perché non c’é nessuno al mondo che puó dire di aver avuto ogni cosa. A tutti noi é mancato qualche cosa. Molte cose dobbiamo cercarle  o scoprirle. La vita ci da innumerevoli possibilitá, giorno dopo giorno.
Le carenze d’amore subite sono una cosa molto triste e ingiusta.
Ma la piú grande ingiustizia e quella di cui noi stessi siamo gli artefici, quella che non ci fa riconoscere l’amore in noi e fuori di noi.
Non cercare l’amore fa sentire soli.
Sentirsi soli mette paura.

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Graziella Torboli
Settembre 2013