lunedì 5 dicembre 2016

presente normalitá



presente normalitá

Vola il tempo, senza sosta.
Corsa frenetica di pulviscoli impazziti,
Anime che annegano in lacrime,
Cervelli fermi, statici,
Occhi vaganti, ciechi,
Rumori assordanti di mostri
Affamati di vite.
Vola il tempo, tenendo in pugno
La nostra felicitá, e tutto ció che siamo.


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Graziella Torboli

5 dic. 2016

domenica 20 novembre 2016

il cellulare e......noi

Il cellulare e...noi

Ieri, mentre aspettavo il mio turno alla cassa del supermercato, udendo parlare dietro a me mi sono girata ed ho notato un signore di mezza etá che brontolava con il suo cellulare. Non si capiva bene che cosa dicesse, ma si vedeva che era di umore alterato guardando il suo cellulare. Lo scrolló e poi, senza smettere il suo monologo, se lo mise in tasca.
Io ho pensato, „ ha problemi con il suo cellulare“.

In effetti, sto notando il sorgere di uno strano fenomeno. Non parliamo piú solo al telefono ma parliamo anche con il telefonino. Ci siamo lasciati coinvolgere  dall’ uso di un oggetto tecnico in modo tale, da farlo diventare vivo.
Questo piccolo oggetto si é evoluto, ha preso vita, e ci ha sottomessi.
Lui si é posto al centro di tutte le nostre attenzioni ed é sempre attivo. Fa provare emozioni di gioia quando funziona,  tristezza e rabbia,  quando non funziona. Ci fa sentire amati e desiderati, Ci fa sentire importanti, occupando tutto il nostro tempo. Il telefonino riesce a non farci piú sentire la noia della nostra vita. Ci fa compagnia e non é ingombrante. Si puó tenere in tasca, nella borsa e in mano. Sí, tenerlo in mano é una cosa comune, perché al suo squillo, non perdiamo tempo a cercarlo nella borsetta o nelle varie tasche. Passeggiare con il telefonino é molto meno complicato che con un cane o un bambino. Non servono sacchettini di plastica per la pupu o biberon e giocattoli per accudire il piccolo. Non parliamo poi della noia nei campi giochi. Stare per delle ore a guardare i bambini che giocano o dover giocare con loro. No, questo non succede piú, perché il telefonino non ce lo permette. Lui é al centro delle nostre attenzioni. Si danno i contentini ai bambini per farsí che ci lascino usare il telefonino. Da quando poi si sono scoperti i giochetti elettronici, é diventato ancora piú divertente, perché finalmente possiamo giocare da soli anche noi. Se vogliamo osservare bene, noteremo che ormai la gente vive con la testa abbassata su una tastiera. Perfino alla guida di un auto, o di una bicicletta, o camminando. Pare un pubblico umiliato. Non si guarda piú intorno. Di conseguenza, si spiegano gli innumerevoli incidenti, anche gravi.
L’ unico rumore del telefonino viene emesso dal suo squillo, che varia  secondo i nostri gusti. Essendo programmato con una grande varietá di squilli, per esempio, un motivo musicale, un fischio, un clacson, il verso di un’animale, ecc. si fa distinguere uno dall’altro e ci fa riconoscere il nostro. Si, perché in un locale affollato di gente e telefonini, diventerebbe stressante reagire ad ogni squillo del telefono dei vicini. Tanto per fare un esempio: Immaginate la scena di un bambino che nella folla chiama mamma ad alta voce. Quante mamme reagiranno? Tutte quelle presenti o quasi.

 Mi sembra ovvio a questo punto riconoscere, che abbiamo acquistato un padrone e che ci siamo lasciati sottomettere. Siamo diventati degli schiavi volontari del nostro telefonino. Ci chiama ad ogni ora del giorno e della notte, non ha nessun rispetto per gli spazi altrui, si intromette in ogni conversazione disturbando senza tregua. Ma noi lo amiamo! Non ci lamentiamo mai, perché lui é diventato indispensabile.
Quando si mette in pausa, cioé, quando per una ragione qualunque non lascia udire il suo squillo o non si attiva,  inizia il nostro calvario. La domanda „ perché tace?“ Il panico ci invade, la mente vomita pensieri tragici, il cuore aumenta le palpitazioni e la ipertensione é alla porta. „Perché mi ha abbandonato?“ ci si chiede. „Cosa gli ho fatto?“ L’attesa ansiosa dello squillo é interminabile. Senza quello squillo, il telefonino si tramuta in un oggetto inanime, che ci spaventa come un lutto inatteso.  Non sappiamo piú dove  mettere le mani, con chi parlare, cosa fare. Ci sentiamo tagliati fuori dal mondo, come piombati in un deserto.
Viviamo l’abbandono, la solitudine, la noia, e la nostra autostima si rifugia in cantina. E tenendo l’oggetto inanime fra le nostre mani, ci domandiamo “ E ora cosa faccio? Sento un grande vuoto dentro di me, che senso ha la mia vita ormai?“

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Graziella Torboli
Novembre 2016





mercoledì 9 novembre 2016

il cielo



Il cielo

Il cielo ci osserva
Con devota saggezza,
Generoso , presente,
Da luce e vita.

Nella notte,
Dona alle stelle
La gioia di far sognare,
Svelando il segreto
Dell’infinito.


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Graziella Torboli
Novembre 2016

lunedì 31 ottobre 2016

osservazione



Osservazione


Ci sono degli esseri tanto poveri di vita, che diventano ghiotti  della vita altrui.
Sono esseri insaziabili e insoddisfatti.
Dobbiamo imparare a difenderci da coloro che si nutrono della nostra forza vitale.


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Graziella Torboli

31 ottobre 2016

venerdì 28 ottobre 2016

Sentirsi vivi



Sentirsi vivi


„Sentirsi vivi“ richiede un profondo silenzio, dentro e fuori di noi.
Un silenzio che ci da modo di trascendere dal giornaliero e comunicare con la natura.
„ Sentirsi vivi“ implica amore per la vita, che ci vien dato dalla natura quando ci identifichiamo con lei.
„ Sentirsi vivi“ é abbracciare la vita intorno a noi e poi lasciarla andare.

La vita vuole la  libertá di essere , solo allora si dimostra riconoscente, regalandoci una sensazione,  che io chiamo „ la gioia senza una ragione „.
Una gioia inaspettata, immensa che invade  l’anima e per un attimo ci fa conoscere il paradiso.
„ La gioia senza ragione“ é un dono della natura a tutti noi, che si manifesta nei momenti piú impensati e ci dimostra che cosa sia la Felicitá.
A parer mio, questo é   „ sentirsi vivi“.

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Graziella Torboli

28 ott. 2016

venerdì 14 ottobre 2016

Un pensiero sul telefono


Il telefono

Lui mi chiese: Perché non hai risposto quando ti ho fatto uno squillo? Io risposi: Non potevo.
 „ma come non potevi ?“ incalzó lui, "bastava un minuto del tuo tempo per farti sentire."

Il telefono squilla sempre, in ogni momento della giornata . Non considera il momento giusto, lui squilla e ci obbliga a prendere la decisione,  se rispondere o meno.
A volte , secondo il luogo o la situazione in cui ci troviamo , rispondere porta delle difficoltá oppure  non abbiamo voglia di rispondere. Se non si risponde,  porta un conflitto , perché ci obbliga a trovare delle scuse o ci fa provare dei sensi di colpa per non averlo fatto. Sta di fatto, che quando il telefono squilla ci trascina  a fare ció che lui vuole. Un vero dittatore.
Si intromette in ogni situazione e noi gli diamo retta. Nessuno e niente come lo quillo del telefono riesce a dirigerci a obbligarci e a sedurci. Sta invadendo la nostra vita,  rubandoci il pensiero ed il tempo.
A mio parere, non é piú un mezzo per comunicare ma si é trasformato in un mezzo per nascondersi...... per evitare gli sguardi delle persone, di scambio personale,  di conoscenza.
Non ci si parla piú guardandosi negli occhi ma si risolve tutto con una telefonata o con un messaggio.
Il telefono é  diventato un mondo vagante  e ognuno ha il suo. Un mondo virtuale ha sostituito il mondo reale. 
Ovunque si vada, si incontra per la maggior parte gente che parla al telefono o gioca con il telefono. Adulti e bambini sono occupati con il loro mondo virtuale e non hanno tempo per altro. Almeno cosí sembra.  Potrei elencare ogni situazione giornaliera dove il telefono prende la prima posizione. 

Il nostro tempo é la nostra vita  e sarebbe utile usare il nostro tempo per crescere, riflettendo e comunicando in modo reale con i nostri simili. E non dovremmo privarci di questi momenti per darli in pasto al telefono. Ma cosa é mai questa frenesia telefonica? Sta diventando una fuga alla solitudine? Ad una solitudine che nel nostro presente si é classificata al primo posto? Ma come possiamo sentirci soli con un mezzo di comunicazione cosí efficiente? Allora non puó essere il mezzo giusto........ ho pensato.

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Graziella Torboli
14 ottobre 2016

giovedì 1 settembre 2016

io ritengo che...


io  ritengo  che:

   Quando la mente e il cuore si esprimono all’unisono,
   rendono la parola degna di essere udita.
 
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   Graziella Torboli

   1.9.2016